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Comitato del Sesto Municipio per Bersani Segretario del PD

13 settembre 2009

LETTERA DI BERSANI AGLI ISCRITTI

Cara iscritta, Caro iscritto,

in questi giorni il nostro congresso comincerà a vivere in tutti i circoli. È
il primo congresso del Pd, un congresso davvero fondativo. Abbiamo tutti la
responsabilità di costruire uno strumento utile all’Italia e agli interessi e
ai valori che vogliamo rappresentare. Il compito dei candidati è quello di
dire con chiarezza se ci sia qualcosa da correggere di ciò che abbiamo fatto
fin qui e che cosa ci sia da correggere per guardare avanti e dare nuova
forza al nostro grande progetto.
Le candidature non sono contrapposizioni; sono diverse proposte che si
sottopongono agli iscritti e ai cittadini elettori. Loro decideranno, e tutti
ci rimetteremo alle loro decisioni. Per questo la discussione può essere
serena, chiara e vera. Un partito, infatti, è una comunità di protagonisti.
Alla fine del nostro percorso congressuale dovremo dire parole chiare e nuove
all’Italia e avviare un ciclo politico che porti ad una alternativa di
governo. Questo è il nostro compito, questa è la nostra responsabilità.

Comunque la pensiate, voglio salutarvi tutti con grande amicizia e
solidarietà e augurarvi (e augurarci) buon lavoro.

Pier Luigi Bersani

 

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10 settembre 2009

IL 16 SETTEMBRE ALLE ORE 18 BERSANI E MAZZOLI AL PALAZZO DEI CONGRESSI

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9 settembre 2009

INAUGURAZIONE COMITATO MAZZOLI

Oggi mercoledi 9 settembre, alle ore 12, in via IV Novembre 95/A inaugurazione del Comitato Mazzoli con la  partecipazione di Pierluigi Bersani.

Alle successive ore 18 in via S.Andrea delle Fratte riunione per la presentazione di Mazzoli a Roma.
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8 settembre 2009

PARTE IN QUARTA IL COMITATO BERSANI-MAZZOLI A ROMA

 Prima riunione e primo successo per il neonato Comitato Bersani - Mazzoli a Roma.
Ieri pomeriggio (7 settembre ndr) si è tenuta una riunione politico-programmatica presso la sede del Comitato in via IV Novembre 95-A.
Una riunione presieduta dal Senatore Milana insieme ad Alessandro Mazzoli, Alessio D'Amato ed Umberto Marroni, che ha visto costituirsi un gruppo di lavoro composto da 12 consiglieri comunali sui 16 eletti, 3 assessori regionali, il Presidente del Consiglio Regionale, il Presidente della Provincia, la Presidente del Consiglio Provinciale, 1 assessore provinciale, 5 consiglieri provinciali, 5 presidenti di municipio, 2 Deputati Europei, la stragrande maggioranza dei membri della direzione e della segreteria romana uscente oltre a più di 80 fra consiglieri comunali e municipali di Roma e del Lazio.
Entusiasmo alle stelle per la novità rappresentata dal candidato Mazzoli, unico vero volto nuovo nel panorama della politica romana.
Per la prima volta nel Lazio potremo avere una segreteria regionale che eviterà la tradizionale sovrapposizione con la segreteria cittadina.
Si è parlato di politica vera focalizzando i punti principali intorno a cui costruire un dibattito efficace per la mozione regionale.
Casa, lavoro, welfare, sicurezza, cultura ed integrazione, intorno a questi punti sarà costruita l'opposizione al Sindaco di un Partito Democratico moderno, riformista e pluralista.
Mai negli ultimi due anni si era concretizzato un sostegno così ampio intorno al Partito rappresentato in questo caso dal duo Bersani-Mazzoli.
Insomma se queste sono le premesse, abbiamo visto all'opera un gruppo di lavoro da cui scaturirà la nuova classe dirigente del PD a Roma.
A tutti i militanti un augurio di buon lavoro.

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3 settembre 2009

Partito Democratico prepari alternativa al Governo

 
Ospite alla Festa del Pd a Genova, Massimo D’Alema, intervistato da Enrico Mentana insieme a Grazia Francescato e Bruno Tabacci all’evento Ragioni e idee per il futuro, ha subito delineato lo scenario post-25 ottobre del Partito Democratico.

Esso dovrà rappresentare, per D'Alema, "il perno di un'alternativa di governo", anche in considerazione del fatto che "non è vero che la maggioranza degli italiani sostiene questo governo: gli italiani che stanno con Berlusconi sono uno su tre".

"Neanche noi, peraltro - ha aggiunto l'ex presidente del Consiglio - rappresentiamo in questo momento il Paese: per tornare a farlo, bisogna rinunciare all’idea dell'autosufficienza. Il Pd ha avuto una falsa partenza: dobbiamo ripartire e dobbiamo farlo cambiando e poggiando su una collaborazione democratica coerente, coinvolgente e ampia".

Sulle recenti polemiche che hanno visto il premier contrapposto a La Repubblica e a L’Unità, e Il Giornale avviare una virulenta polemica contro il direttore de L’Avvenire, D’Alema ha messo in evidenza che la situazione attuale è caratterizzata da "un’anomala concentrazione di potere nelle mani di un uomo che appare sempre più intollerante alla critica e all'esercizio libero del ruolo dell'informazione".

"So anche che tra le forme di lotta politica c'è lo spionaggio, i dossier - ha sottolineato D'Alema - ma mi preoccupa se si cerca di intimidire chi non si può difendere".

Quando si attacca la stampa, ha concluso l'esponente del Pd, "si colpisce un pilastro della democrazia moderna” e anche per questo "all’estero il premier appare colpito nella sua credibilità".

Tabacci ha avanzato l’idea di costruire "un comitato nazionale di liberazione", riecheggiando l’organo di coordinamento tra le forze antifasciste di storica memoria, affermando che "io darò il mio contributo e penso che anche Casini lo voglia dare".

"Le regionali sono un banco di prova importante”, ha ribadito l'esponente dell'Udc, ribadendo che "in una coalizione nuova, ognuno mette talenti nuovi da far fruttare".

D’Alema ha poi ricordato che "qualche settimana fa mi scappò di dire che il momento in cui viviamo, di massimo potere di Berlusconi, ma anche di inizio del declino, avrebbe aperto una fase delicata con il rischio di scosse politiche".

"Ci fu una campagna di insulti e illazioni - ha concluso l'ex ministro degli Esteri - ma la mia era una valutazione politica che alla luce dei fatti si rileva esatta".

Per Grazia Francescato, esponente di Sinistra e Libertà, il premier è impegnato in una vera e propria crociata contro la libera informazione e ha osservato che "Berlusconi farebbe bene a rileggere un passaggio di Gramsci che definiva la cultura 'disciplina del proprio interiore e conquista di una coscienza superiore'. Se riflettesse su tutto ciò, forse farebbe un favore a se stesso e a tutto il Paese".





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28 agosto 2009

Bersani conquista la platea di Genova

 

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Sala gremita all'inverosimile, standing ovation all'inizio e alla fine del suo intervento, autografi, strette di mano: Pierluigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Pd, conquista il pubblico della Festa nazionale di Genova. Intervistato da Andrea Montanari, giornalista del Tg1, il responsabile economia del Partito ha parlato dell'Italia che ha in mente. E non solo.

D - Lunedì prossimo saranno in molti ad essere tornati dalle ferie: che Italia troveranno?

R – «Avremo davanti settimane, mesi molto complessi: a differenza di quanto hanno scritto molti giornali, ieri Draghi ha fatto notare che usciremo dalla crisi solo quando torneremo al punto in cui eravamo prima. Ora siamo a -5% di Pil: a colpi di 0,5% all’anno, ci metteremo 12 anni a tornare ai vecchi livelli. La realtà è che non si sta facendo abbastanza perché il problema è stato edulcorato: questo è un Paese che se viene messo di fronte al problema se lo mangia. Un anno fa, il governo ha detto che la crisi non c’era, poi che era finanziaria e poi psicologica: per questo non è stata fatta una seria manovra anti-crisi e si è proceduto prendendo soldi da una parte e mettendoli in un’altra, come a suo tempo con i carri armati di Mussolini. Siamo scoperti sui redditi medio-bassi e sulle piccole-medie imprese: in questo settore, abbiamo imprese che hanno il prodotto e avrebbero un mercato ma non hanno più il fiato necessario. Per quanto riguarda gli investimenti pubblici, non possiamo aspettare il Ponte di Messina: basterebbero opere pubbliche da attivare in sei mesi. E poi, vorrei far notare cosa ha combinato il governo introducendo prima il reato di clandestinità e poi consentendo di regolarizzare la posizione delle badanti, con il risultato di mettere molte famiglie nell’impossibilità di avere un’assistenza agli anziani se non a prezzi insostenibili oppure correndo il rischio di tenersi in casa una 'criminale'. E cosa dire della scuola? Presto avremo per strada migliaia di insegnanti precari senza alcun ammortizzatore sociale. Cosa ne pensano Tremonti e la Gelmini?»

Secondo i dati OCSE, il potere d’acquisto dei salari in Italia è crollato. Che cosa intende fare, se sarà eletto segretario del Pd?

«Se non vogliamo aspettare 12 anni per crescere abbiamo due tasti da toccare: l’economia verde, con l’aumento dell’efficienza energetica riavviando il capitolo delle ristrutturazioni e dell’energia fotovoltaica. In secondo luogo, c’è una forbice troppo larga tra redditi bassi e redditi alti: se vogliamo far ripartire l’economia, dobbiamo mettere in tasca i soldi a chi ne ha bisogno e non a quelli che già ce li hanno. Se tolgo l’Ici alla prima casa di Moratti, al massimo comprerà la scarpetta di un calciatore. L’idea della contrattazione decentrata può essere positiva ma non basta: con il fiscal drag, il governo ha drenato moltissime risorse. I consumi, è bene ricordarlo, dipendono molto dalla stabilità e dalla sicurezza: senza stipendi veri non si va da nessuna parte. E il tema dei prezzi sensibili? Non avete notato che da noi, quando l’inflazione cala, non calano i prezzi in maniera corrispondente? La realtà è che c’è un mondo infinito di rendite di posizione: banche, assicurazioni, grandi compagnie»

Parliamo di immigrazione: ha ragione Frattini quando dice che si tratta di un problema europeo?

«Frattini è stato per quattro anni commissario all’Ue con delega all’immigrazione e adesso scarica certe responsabilità sull’Unione Europea…non è un modo serio di ragionare. Le politiche del governo sono state fallimentari: abbiamo assorbito manodopera di immigrati come un’idrovora perché questo è stato necessario al nostro welfare, facendo peraltro molta confusione sul tema. Ad ogni buon conto, quando un essere umano è in mare e in pericolo di vita, lo si tira su! Non tocca a me difendere il Vaticano, ma parecchie volte mi è capitato di vedere file davanti a una sede della Caritas, mai davanti a una sede della Lega»

Nella scorsa settimana due omosessuali sono stati aggrediti, ieri notte è stato consumato un assalto ai danni di una nota discoteca romana frequentata da gay. Nel nostro Paese è in atto una tendenza omofoba?

«C’è una lacerazione nel tessuto civile e morale dell’Italia. Viviamo in un’epoca di tensioni e contraddizioni dove è facile che l’altro sia percepito come “diverso” e “nemico”: Per giunta, abbiamo una politica e un governo che non ha le caratteristiche giuste per riportare serenità. In Parlamento c’è una legge contro l’omofobia che attende di essere varata: alla ripresa dell’attività, cerchiamo tutti di affrontare il problema e uscire dall’Aula con un provvedimento serio e definitivo sul problema»

Parliamo di etica e testamento biologico: le parole pronunciate qui da Fini non sono piaciute a molti nel Pdl…

«Quando uno come Fini viene qui ad affermare le nostre stesse idee, significa che le nostre idee meritano di essere applaudite. Non possono certo essere Gasparri o Quagliariello a dire come devo morire. Io sono per il testamento biologico e per recuperare un profilo umano della sanità: morire è stato un fatto domestico e familiare fino agli anni Sessanta, poi ha assunto una dimensione nei servizi sanitari. Se fosse inventato un macchinario che gira a 360 volte al minuto e ci fossi costretto per campare…mi affiderei al medico, al mio ruolo da protagonista, a una dimensione affettiva, non certo a Quagliariello e alla tecnica»

La questione etica ha diviso anche il Pd, negli ultimi mesi

«Io parto da una visione generale: un parlamentare svolge il suo ruolo non solo in base alla sua coscienza ma anche alla coscienza collettiva. Ci si danno regole perché la posizione del partito sia una: i casi di coscienza vanno regolati da un meccanismo statutario. Noi abbiamo nel DNA la tradizione cattolico-democratica e la distinzione tra valori religiosi e autonomia della politica. Ci sono Paesi in cui non ci sono vincoli imposti dalla religione e la ricerca è arrivata ad esiti pericolosi. Ma se non ci pensiamo noi, con la nostra tradizione umanistica, a mediare culturalmente sui problemi di coscienza, che cosa facciamo? Ci facciamo fare la pappa dagli altri? La Chiesa deve partecipare alla discussione pubblica ma deve chiarire quali sono i limiti imposti alla coscienza dei politici d’ispirazione cattolica»

Franceschini ha detto che è lui il segretario del Pd e che sono caso mai gli altri a dover spiegare in che cosa sono differenti…

«È un’uscita di Franceschini che non mi è piaciuta. Se noi abbiamo perso 4 milioni di voti alle ultime elezioni il problema è di tutti, o no? Il punto è che ciascuno deve dire con precisione che cosa c’è da correggere. Per me, se si vuole aggregare, il partito deve avere un’identità: il mio è un partito popolare, non classista, non giacobino, che parla di lavoro e impresa. Non posso fare il segretario senza dire la parola ‘sinistra’, che non è una parola esclusiva e allude alla tutela della pari libertà e dignità di tutti. Non vedo un partito progressista non di sinistra: sono per una proposta di riscossa civica. Per me, la liberalizzazione è il contrario del liberismo, significa una politica di regole e l’affermazione che ci sono beni che non è possibile affidare al mercato, come la sicurezza e la sanità. Alcuni dicono che sono un passatista: non mi sento tale perché penso che il tuo orizzonte sono le tue radici. Tra dieci anni non andrò in giro a dire ai giovani che il Pd è nato dalla fusione di Ds e Margherita, oppure dal compromesso storico di Moro e Berlinguer. Nel 2011 avremo l’occasione di ricostruire l’unità d’Italia e ci accorgeremo che il Pd non è nato nei rami alti del sistema ma da forze che erano nella società, non classiste, non ribelliste. Si può fare una società migliore difendendo i più deboli e i lavoratori»

Come si costruisce un Pd lavorando nell’era del berlusconismo?

«Se discutiamo con gli italiani che c’è troppo berlusconismo o che c’è troppo anti-berlusconismo, si ottiene poco. Bisogna fare opposizione seria e combattiva dando agli elettori una vera alternativa: si deve cominciare da adesso e non quando avremo il 51% dei voti. Questo è il modo di crescere come partito; se gli elettori vedono che c’è un’alternativa, allora il Pd può essere premiato»

C’è una possibilità di stringere un rapporto con l’Udc?

«Dobbiamo dialogare con tutte le forze d’opposizione. È in atto una deformazione della democrazia: la combinazione di un Parlamento composto da nominati dai partiti e un Governo che va avanti a colpi di decreti legge ha fatto sì che in un anno non si sia mai arrivati a una discussione sulla crisi economica»

Lei non crede che sia necessario ‘asciugare’ la politica e renderla più magra?

«Facciamo una Maastricht della politica, prendendo a riferimento i costi della politica nei cinque principali Paesi europei, senza per questo voler picconare la politica con l’antipolitica»

Non sarebbe giusto risolvere la questione legata al conflitto d’interessi?

«In primo luogo, chi detiene a qualsiasi titolo una concessione pubblica non dovrebbe avere funzioni di governo. Sul sistema delle comunicazioni, mi muoverei garantendo parità di accesso alle reti e alle risorse pubblicitarie, sulla falsariga di quel che ho fatto operando la riforma del sistema elettrico. Sulla questione di RaiTre, sono in grado di smentire categoricamente di avere qualsiasi forma d’influenza: non sono per una libertà divisa a fette. Chi fa informazione sulla Rai deve avere la schiena diritta»

È rimasto più amico dei tassisti o dei banchieri?

«Con qualche tassista litigo ancor oggi, mentre ce ne sono altri che si ritengono miei…figli. Sui banchieri posso dire che qualcuno di loro si è accorto che la portabilità dei mutui era possibile, ma solo dopo le liberalizzazioni. Quanto alle parafarmacie, quel che sta accadendo è davvero scandaloso: il governo vorrebbe chiuderle senza considerare le migliaia di esercizi e di posti di lavoro che sono stati creati, senza che i farmacisti siano andati in rovina, peraltro»

C’è stata molta emozione nel mondo per la morte di Ted Kennedy ma nel centrosinistra italiano è ancora difficile assimilare il principio per cui alle primarie ci si scanna e dopo si lavora tutti insieme. Il Pd rischia la scissione?

«Se si discute con un compagno o con un amico per tre ore di fila su un dato argomento, possono emergere delle differenze ma poi si è più amici di prima. Quando sono stati designati i candidati alle segreterie regionali della mia mozione, ho chiesto e ottenuto che essi non fossero parlamentari nazionali o europei. In politica si deve avanzare per merito, andando a distribuire volantini, facendo comizi davanti a poca gente: quando si matura un’esperienza del genere, si può anche andare a Ballarò o avere un sito Internet, senza dimenticare che la politica è guardare la gente negli occhi»
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25 agosto 2009

No tax per dieci anni a chi investe nell'occupazione

Intervista al Corriere della Sera di Aldo Cazzullo a Pier Luigi Bersani


«Il Pd non può fare il suo primo congresso senza l’ambizione di indicare un nuovo corso della vicenda politica e sociale italiana. Non possiamo parlare solo di noi. Chi vince dovrà parlare dell’Italia. È preziosa la riflessione di Prodi, che vede le forze progressiste ferme sulle gambe, appesantite dal conservatorismo e dalla perdita di una visione autonoma. Prodi ci offre uno spazio di correzione e di ripensamento: riflettere su com’è andata, e presentarci agli italiani con idee nuove».

Questo l'inizio dell'intervista di Aldo Cazzullo a Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria del Partito Democratico, pubblicata dal Corriere della Sera.

Bersani, su quali idee imposterà la sua campagna?

«Su tre grandi questioni. L’Italia: si tratta di vedere come, tra il globale e il locale, decidiamo di essere italiani. L’economia: aumento dei redditi ed economia verde devono essere il nostro New Deal. La politica: siamo all’imbrunire di un ciclo; c’è da immaginare uno scenario nuovo».

La disunità d’Italia è al centro della discussione pubblica

«Sì, e condivido l’analisi di Galli della Loggia. Siamo di fronte a una frattura nuova. Al tempo delle gabbie salariali, dentro c’era un po’ di Calabria e un po’ di Rovigo. Poi si è affermato il monopolio del divario Nord-Sud. Ora la politica, invece di interpretare la correzione del divario, si predispone ad interpretarne il divario. Non pensa più di poterlo ridurre. È rassegnata. Immagina leghe territoriali. Usa parole vacue come agenzia, cassa. Ma un grande partito nazionale e federale non si limita a difendere l’unità; vuole costruirla»

In che modo?

«Progettando una reciprocità tra Nord e Sud. Imprimendo una svolta sociale e liberale alla questione, un po’ nella direzione che ha indicato Panebianco. Se noi attacchiamo tutte le intermediazioni amministrative, diamo una risposta alla rabbia del Nord e alla sudditanza del Sud. Sbaracchiamo tutti gli incentivi mediati al sistema economico. Introduciamo per dieci anni un credito d’imposta stabile e automatico: via le tasse su tutti gli investimenti per l’occupazione»

Una no tax area grande come l’Italia?

«Una no tax area per nuovi investimenti, a cominciare dal Sud. Stabilita automaticamente, senza intermediazioni. E poi far partire infrastrutture che aggancino l’Italia al Mediterraneo. Premiare i migliori standard di servizio: i soldi li prende chi migliora la vita di pensionati, malati, studenti perché dove stanno bene i cittadini stanno bene le imprese. Programmare una riscossa civica, non moralistica»

Un’altra questione morale?

«Una questione concreta. Si è molto abbassata l’asticella nei comportamenti civici collettivi. L’istinto familistico, corporativo, localista, insomma le reti corte che da sempre sono nostra croce e delizia, nella globalizzazione hanno preso una curvatura difensiva. Usiamo allora gli strumenti della sfida europea. Facciamo una Maastricht dei costi della politica: stabiliamo la media di quanto costa la politica nei paesi europei, e mettiamoci lì. Facciamo una Maastricht della fedeltà fiscale, e decidiamo che ogni punto di fedeltà fiscale viene riversato sulle categorie che lo garantiscono, con riduzione di aliquote e miglioramenti di welfare. Portiamo il merito dal cielo alla terra, con meccanismi di valutazione esterna per ogni funzione. Facciamo un “piano industriale” per far funzionare la giustizia civile. Parlo, insomma, di un patto civico di solidarietà e reciprocità da proporre al Paese»

Come vede la situazione economica?

«È inutile edulcorarla: i prossimi mesi saranno drammatici per molti: siamo nel pieno della crisi. Da qui al 2010 rischiamo di perdere un milione di posti di lavoro. Serve un pacchetto anticrisi vero, che sostenga i redditi e sblocchi le infrastrutture locali, quelle che si fanno in sei mesi, dalle rotonde alla manutenzione straordinaria delle scuole. Non possiamo aspettare il Ponte sullo Stretto»

Ma neppure i pacchetti anticrisi fin qui hanno avuto un impatto significativo

«È vero: perdiamo 6 punti di Pil; a colpi di 0,5%, ci metteremmo 12 anni a tornare ai livelli precedenti. Dobbiamo mettere il turbo da qualche parte, per rimontare in modo rapido»

Da quale parte?

«Il nostro New Deal sarà l’economia verde e una nuova politica dei redditi. Proporrò un piano per l’efficienza energetica per i prossimi 5 anni, mobilitando un enorme bacino tra risposta privata e iniziativa pubblica. E si dovrà attaccare la cattiva distribuzione dei redditi, rafforzando quelli medio-bassi, per rianimare i consumi»

La no tax area dovrebbe valere anche per gli aumenti contrattuali?

«Sì. Penso a interventi che dovrebbero favorire la contrattazione decentrata. Ma non basta. Penso a misure fiscali, al cuneo contributivo, ai prezzi sensibili. E a un salario minimo, da inserire se possibile per via contrattuale, eventualmente con una sponda normativa. Così come dobbiamo unificare i percorsi di accesso al lavoro»

Lei espone un programma di governo. Ma al governo c’è Berlusconi

«Io ritengo che chi si candida alla guida del più grande partito d’opposizione debba fare la sua proposta al paese. A novembre saranno vent’anni dall’89, quando crollò pure il Muro che avevamo in casa, lasciando un vuoto. Quel vuoto fu colmato nel segno dell’antipolitica. Berlusconi ha saputo unificare tutte le forze del centrodestra, dando al modello di consenso una curvatura populista di tipo nuovo: più che usare il consenso per fare governo, ha usato il governo per fare consenso. Gli italiani gli hanno consentito di fare quel che ha voluto, nel pubblico, nel privato e nei rapporti tra pubblico e privato: ma agli italiani cosa ne è venuto? Più riforme? Meno tasse? Più crescita? Nulla di tutto questo. Se lo si chiede a lui, risponde che ha fermato i comunisti. Una risposta un po’ onirica»

Non esageri. La riforma del mercato del lavoro è stata fatta

«Con un’intensità non superiore alla riforma Treu. Può darsi che io esageri; ma non si può dire che, nella decina d’anni in cui Berlusconi è stato al governo, l’Italia sia cambiata. E lo stesso vale per la Lega. Al netto delle ronde, che cosa ha inventato la Lega per le politiche locali? Solo ideologia; non le aree artigianali, gli asili nido, l’urbanistica, i servizi sociosanitari. Ma il punto non è essere più o meno antiberlusconiani. L’opposizione non la si valuta a seconda se grida più o meno forte, ma se prepara un’alternativa. Se tocca a me, la butto di lì»

C’è qualcosa che non funziona, in questo meccanismo per cui si vota prima al congresso e poi alle primarie? Complicato da sondaggi che danno in testa ora lei, ora Franceschini?

«Non mi occupo di questi sondaggi. Quando giro, sento una buona aria. Pare che ci stiamo occupando solo di beghe interne; ma qual è il partito in Europa che fa un congresso aperto come il nostro? Certo, qualche correzione allo statuto è necessaria. Ma non credo che esista una distinzione antropologica tra iscritti ed elettori, e non credo che le due votazioni avranno esito diverso. Serve un partito organizzato, con una sua posizione, una sua presenza fisica, con coscienza delle proprie antichissime radici popolari».

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24 agosto 2009

Tragedia nel Canale di Sicilia: il Governo ha la responsabilità di fare luce.

 
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Se il racconto di cinque eritrei (quattro uomini e una donna) trovasse conferma, sarebbero almeno settanta le vittime dell’ennesima tragedia dell’immigrazione clandestina che si sarebbe consumata nelle acque del Canale di Sicilia. Tragedia ancora più assurda se si considera che – sempre secondo il racconto dei sopravvissuti al viaggio in gommone intrapreso dalla costa africana – sarebbero stati numerosi i naviganti a vedere, per giorni e giorni, l’imbarcazione alla deriva e a non intervenire. A parte il caso dell’equipaggio di un peschereccio che avrebbe dato un po’ di acqua e un po’ di cibo ai naufraghi.

Lapidario il commento di Pier Luigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Pd, il quale ha sottolineato che “a questo punto il governo ha la responsabilità di chiarire al più presto questa vicenda nei suoi aspetti interni ed internazionali. Se le testimonianze risulteranno confermate dovremo vergognarcene tutti e qualcuno dovrà risponderne”.

Per Livia Turco, "quando sono messi in discussione i diritti fondamentali dell'uomo tutto diventa possibile, anche il relativismo etico che non considera più fondamentale il diritto di asilo. Mettere di fatto in dubbio la Convenzione di Ginevra è indegno della storia di accoglienza e civiltà dell'Italia - ha sottolineato il capogruppo del Pd in commissione Affari sociali della Camera - dobbiamo essere inflessibili nel garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali che non possono essere piegati alle schermaglie politiche. La vicenda straziante raccontata dai pochi superstiti eritrei giunti a Lampedusa è un campanello d'allarme che ci mette di fronte alla messa in mora dei diritti umani fondamentali per cui - ha concluso la Turco - la vita degli immigrati avrebbe un valore inferiore alla nostra".

Anche dall’Alto commissariato Onu per i Rifugiati giunge un commento di una certa durezza, con Laura Boldrini, portavoce dell’organismo internazionale, a mettere in evidenza che in certe situazioni "prevale la paura delle implicazioni piuttosto che il senso di responsabilità e il rispetto delle vite umane. Sono sicura che se quella non fosse stata un'imbarcazione di migranti ma di turisti non sarebbe stata alla deriva tutto questo tempo. C’è la percezione – ha concluso la Boldrini - che queste siano persone di serie B e che per loro non valga la pena di rinunciare al lavoro o di assumersi delle responsabilità".

E mentre nel nostro Paese la tragedia degli eritrei provocava unanime sdegno, la Lega Nord non ha trovato di meglio, nel suo spazio su Facebook, di porre all'attenzione degli internauti il videogame Rimbalza il clandestino: i giocatori devono respingere gli sbarchi vituali dei clandestini sulle nostre coste, affondandone le imbarcazioni. Gianni Pittella, responsabile organizzativo della mozione Bersani, ha sottolineato che "il gioco lanciato su Facebook dal figlio di Bossi, Renzo, e che miete proseliti tra i giovani padani, andrebbe bannato dal social network perchè è contro la Costituzione e i principi democratici su cui si fonda il nostro Paese"; il vicepresidente vicario del Parlamento europeo ha inoltre aggiunto che "nei giorni in cui si piangono le vittime della disperazione, uomini, donne e bambini che si imbarcano dalla loro terra verso l'Italia e che trovano nel mare la fine tragica della propria vita e delle loro speranza, è da condannare ogni forma di xenofobia e di razzismo, che provocano solo odio e inutili scontri di civiltà". Pittella ha infine messo in evidenza che "i social network nascono per unire vite e per condividere informazioni ed esperienze, questo gioco invece divide l'Italia dal mondo ed i giovani dalla cultura dell'integrazione tra popoli".
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3 agosto 2009

COMITATO SESTO PER BERSANI

Anche in questi caldi giorni di agosto non ci fermiamo... è quindi appena nato il Comitato Sesto per Bersani, il comitato che si occuperà di coordinare le inziative politiche sul territorio del Sesto Municipio per i sostenitori della mozione Bersani. E' ovvio che si tratta di un gruppo in via di formazione e che non ha alcuna pretesa di "direzione". Si tratta di un gruppo di volenterosi che sta gettando le basi per costruire qualcosa.  

La nostra sede sarà in Roma, via Valentino Banal 23/A

la nostra mail, per chiunque vorrà contattarci è: sestoperbersani@gmail.com

I nostri telefoni sono: 338.2341119  -  335.8294104  -  335.1360076  -  348.8290636

Per ora auguriamo buone vacanze a tutti e ci rivediamo a settembre.

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3 agosto 2009

PERCHE' MI CANDIDO

Il Partito Democratico è il partito del nuovo secolo, la più grande intuizione degli ultimi venti anni. Eppure ciò che abbiamo fatto nei nostri primi venti mesi di vita non è stato all’altezza del progetto. Per riprendere il cammino occorre innanzitutto riconoscere senza esitazioni che ci sono cose da correggere.

Per questo abbiamo bisogno di un confronto aperto e positivo tra di noi; dobbiamo sottrarci ai personalismi e alle semplificazioni che sembrano ormai una cosa sola con i meccanismi di comunicazione e che spesso ci prendono la mano. Rimuovere i problemi non si può, se davvero crediamo nel nostro progetto; nemmeno possiamo ripiegarci su di noi e avvitarci in discussioni retrospettive. Dobbiamo parlare dell’Italia, di noi e dell’Italia; delle idee che abbiamo per il nostro Paese e di come farle vivere in un rapporto reale con i territori e con i cittadini.

Non ci sono scorciatoie né colpi di comunicazione risolutivi. C’è un duro lavoro da fare per costruire un radicamento popolare del nostro partito e rispondere così a una destra che quando vince, vince nel popolo. C’è un lavoro da fare per collegarci alle forze produttive del Paese, lavoratori e imprenditori, nel pieno di una crisi che ridefinirà anche il loro rapporto con la politica. C’è un lavoro da fare per convincere l’Italia a guardarsi con gli occhi delle nuove generazioni e costruire così nel senso comune una idea di futuro.

Di tutto questo dobbiamo discutere, e in nome di questo, dobbiamo discutere anche di noi, cioè della nostra effettiva capacità di essere utili a un’Italia migliore. Per essere utili, dobbiamo costruire la nostra identità e renderla percepibile. Per essere utili non possiamo essere soli, ma dobbiamo impegnarci a costruire un campo di forze capace di indicare una nuova prospettiva politica.

Per essere utili dobbiamo avere un partito che funzioni, che operi attraverso una partecipazione vera e produca il rinnovamento traendolo dalla realtà del territorio.
Per questo ho deciso di contribuire ad una vera discussione politica impegnandomi anche con una mia candidatura; una candidatura che non si rivolge contro nessuno e che vivrà in piena solidarietà con tutti gli amici e tutti i compagni del Pd, comunque la pensino; ma che non rinuncerà alla chiarezza delle posizioni politiche.

Pierluigi Bersani

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